giovedì 22 marzo 2007

Venti di guerra

Oggi, come tante altre volte in passato, ho avuto voglia di arruolarmi in qualche esercito o manipolo di avventurieri per andare a vivere avventure in continenti perduti, o almeno remoti, squartare nemici con ogni tipo di arma e, possibilmente, crepare da eroe su qualche puzzolente campo di battaglia, per poi essere arso su una pira di legni profumati. Ho battuto la testa? No, ho visto due film di guerra: il primo è "300", tratto dal fumetto che Frank Miller ha dedicato alla battaglia delle Termopili, il secondo è "Troy", di Wolfgang Petersen, con un Brad Pitt particolarmente gorillesco nei panni di Achille. Prima di arrivare al punto, partiamo da un presupposto fondamentale, che molti capiranno: l'immedesimazione totale con il protagonista, unita ovviamente a ciò che un filosofo di quelli che studiavo ai tempi del Dams chiamava "sospensione di incredulità", ovvero la capacità di perdere qualsiasi raziocinio davanti a quello che scorre sullo schermo. Io, questa cosa dell'immedesimazione, ce l'ho da sempre, e particolarmente forte per quanto riguarda i film di guerra. Nel caso di oggi, poi, guerra classica: guerrieroni nudi spalmati di olio d'oliva, spade, lance, scudi, cavalli e donne discinte. Va detto comunque che non disprezzo nemmeno altri tipi di guerra: quante volte ho risalito il Mekong per andare a sgozzare il colonnello Kurtz, quante volte ho minato il ponte sul fiume Kwai, quante volte sono emerso dalle acque limacciose di una risaia con un M60 in mano per fare strage di musi gialli (grazie, Chuck!)... E dire che sono il contrario di una persona violenta. Oltre ad avere fatto il servizio civile (ma più per pigrizia che per vera convinzione), infatti, sono ciò che di solito si definisce una persona mite: non mi piace la gente che parla a voce troppo alta, sono intimorito dalle folle, sono gentile con il mio prossimo e con gli animali (dopo un'infanzia di torturatore di lucertole, però). Questo mio sentimento, comunque, è ampiamente condiviso, e un esempio perfetto lo fornisce il mio amico Nicola: studente di teologia, erudito esegeta del Vecchio Testamento, fine conversatore. Stamane stavamo guardando insieme alcune scene di 300 in cui un manipolo di spartani fa scempio di qualche milione di persiani. A un certo punto lui mi guarda e dice: "Uè, chi di noi non ha mai sognato, almeno una volta nella vita, di essere uno spartano"? E non vi sto a descrivere lo sguardo assetato di sangue con il quale mi fissava! Ora, non riesco a immaginare due persone più improbabili su un campo di battaglia che Nicola e me. Certo, sempre se escludiamo i giochi di ruolo, ma lì c'è il vantaggio di poter combattere in pantofole e con un'orzata davanti. Arrivo al punto, anche se, essendo questo il mio blog, potrei continuare a scrivere cazzate all'infinito: ragazzi, il cinema è magia! E non importa dove lo si guardi, se su uno schermo tradizionale, sul televisore di casa, sul monitor del pc, sull'ipod: il cinema è magia e basta. Esiste forse qualcosa di meglio che vedersi un film spaparanzati sul divano di casa? Con una birra e le patatine? In tuta da ginnastica la domenica pomeriggio? Con un gatto addormentato sulla pancia? Beh, qualcosa di meglio forse c'è, i gusti son sempre gusti ma, almeno nella mia personale scala di valori, assai poco supera un buon vecchio film di guerra. La cosa bella, poi, è che questo fatto dell'immedesimazione funziona con tutti i generi. Ora, ad esempio, vi lascio per andare a vedere "Cicciolina e Moana ai mondiali". Buona visione!

4 commenti:

Tonizzo ha detto...

Gentile dott. Colombi,
confesso che sta fregnaccia della "sospensione di incredulità" l'ho sempre subita, pur non conoscendone finora il nome esatto.
Ma debbo altresì confessare che in questi anni ho maturato (o meglio, mi sono indotto) una forte avversione nei confronti del cinema americano, soprattutto in ambito colossal storico. Ergo, non ce la faccio. Mi sforzo di crederci, sul serio. Ma più mi sforzo, più Troia o il fiume Kwai mi sembrano dei casino di Las Vegas rivestiti per l'occasione.
Mi aiuti, che debbo fare? Cedere alle lusinghe per procurarmi una serena ed imbelle vecchiaia, o tener duro nella mia (finta) purezza?
Ma poi, che cazzo ne parlo con lei?
Affettuosamente, Tonizzo

Anonimo ha detto...

Preg.mo dott. Colombi,
a differenza degli altri illustri commentatori non mi addentrerò in intelligenti e argute osservazioni sui temi da Lei egregiamente trattati negli scritti precedenti ma colgo qs impareggiabile (e ormai unica) occasione per porgerle i miei più cordiali saluti.

Avv. Alice

PS (per i non addetti ai lavori):
oooooooooiiiiiiiiiiiiiiiiii
Sergiooooooooooooooooooooo
come stai? cosa fai?
tutto ben?

Massimo Pistore ha detto...

Caro Direttore,
soprassedendo sull'opportunità di un film come '300' che alla faccia del politically correct, e contro ogni evidenza dell'attualità, mostra come pochi nostri antenati occidentali tengano testa a orde mi efferati persiani, non posso che essere pienamente d'accordo con le tesi da Lei sostenute!
Gli spartani innanzitutto, mica quelle quattro mammolette di Ateniesi, eran gente con il pelo sullo stomaco già dall'infanzia, che sennò un bel calcio nel culetto fasciato e giù per la rupe Tarpea, e a doversi sognare eroi sono di certo un buon partito! Forse ho bramato di più brandire la spada di Leah (ma non anche di Leoh), o mozzare teste di giovanili matusalemme scozzesi per fare un download ante litteram delle loro vite, ma il succo è lo stesso, come il rossore eccitato dei capillari dei miei occhi sta fa facendo sussurrare preoccupati i miei colleghi!
Fortuna vuole che il progresso abbia dato all'uomo un'alternativa allo squarta squarta che fa da filo conduttore dei nostri libri di storia: i videogiochi dai tempi di R-Type e Bionic Commando, passando per Doom e arrivando fino a Gear of War ci hanno permesso di sfogare il nostro odio verso un nemico digitale, lasciandoci liberi di amare il prossimo nostro, o almeno di saltare la naja forti delle nostre candide coscienze!
Purtroppo questo non è il mio blog, è ora che io la smetta con queste schiocchezze e La saluti con rinnovato affetto!
Massimo

Anonimo ha detto...

Carissimo,
ritengo non sia del tutto accidentale il tuo riferimento all’Antico Testamento: prima di sbattere la porta in faccia alla Chiesa, Marcione - vecchio pioniere delle eresie cristiane - soleva infatti distinguere tra il Dio cattivo e vendicativo della Bibbia ebraica ed il Dio buono dei Vangeli, quello che si dona all’umanità eccetera eccetera. Anche senza andare a scomodare scismatici ed altri figuri ai nostri venticinque lettori non sarà sfuggito che il Dio dell’Antico Testamento è un Dio che mena le mani (questo è almeno il senso letterale delle Scritture, che poi però andrebbe analizzato per scoprire il senso che con quelle immagini gli agiografi volevano far giungere ai lettori/ascoltatori...vambè, questo è un altro discorso, non ti voglio tediare), un Dio guerriero appunto («Signore degli eserciti», che starebbe per «moltitudini» ma si presta ad ogni strumentalizzazione) che ben s’intona alle scene sanguinolente che entrambi ci siamo gustati con sguardo folle.
Dotte dissertazioni a parte (mi servivano per giustificare il generosissimo ed immeritatissimo titolo di «erudito esegeta»), ti ricordo che i campi di battaglia «ciabatte ed orzata» ci stanno chiamando ormai da qualche tempo, come dimostrano i corni di Gondor rimasti ormai senza fiato.
Sergio, ragazzo mio, continua così: sei sulla buona strada.
Efferatamente tuo
Nicola

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Post scriptum: se mi è concesso uno sfoggio di dotto sapere, la rupe Tarpea era quella da cui i romani gettavano gli ospiti sgraditi; gli spartani si limitavano ad abbandonare gli infanti sul monte Taigeto.
Detto ciò torno quieto quieto nella mia spelonca a rosicchiar ossa.